dalla Redazione di Liquida

La Primavera araba, un anno dopo - Fotogallery

È passato un anno da quando un ambulante tunisino si è dato fuoco per protesta contro la disoccupazione. Quel gesto ha innescato una serie di rivolte anche in Egitto, Libia, Siria, Bahrein e Yemen, rovesciando governi e mietendo anche molte vittime

Il 17 dicembre 2010, il giovane venditore ambulante Mohamed Bouazizi si dà fuoco per protestare contro le umiliazioni subite dalle autorità tunisine, il carovita e la disoccupazione. Quel gesto innesca quella che è stata immediatamente ribattezzata la Primavera araba, una potente corrente rivoluzionaria che ha attraversato tutti i regimi dei Nord Africa e del Medio Oriente e che ha catalizzato gli occhi del mondo per tutto il 2011.

Un mese più tardi, il 14 gennaio 2011, il dittatore tunisino Ben Ali fugge in Arabia Saudita, ma è solo l'inizio: pochi giorni più tardi, il 25 gennaio, in Egitto scoppia la prima grande rivolta. Gli egiziani si sono riversati in massa a piazza Tahrir, cuore del Cairo, per protestare contro le misure repressive del governo di Hosni Mubarak

L'11 febbraio, a pochi giorni dalle dimissioni del governo egiziano, si dimette anche il presidente Mubarak, che si ritira nella sua residenza di Sharm-el-Sheik, rifiutandosi di espatriare. Per l'Egitto, comincia così un governo guidato da una giunta militare che accentuerà le proteste dei cittadini, specialmente a ridosso delle elezioni che si terranno molto mesi più tardi, nel novembre 2011.

Intanto la Primavera araba contagia anche la Libia: Tripoli scende in piazza contro il trentennale regime di Gheddafi. Il 17 febbraio le forze lealiste rispondono alle proteste: è l'inizio di una durissima guerra civile che vedrà l'intervento anche delle forze Nato. Il 17 marzo 2011, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite decide, con la risoluzione 1973, di istituire una no-fly zone sulla Libia a protezione della popolazione civile, dando inizio alle operazioni militari da parte di Usa, Inghilterra, Italia, Francia e Canada. 

Mentre in Libia si combatte, si accendono le proteste in Siria contro il regime di Bashar al-Asad, successore del padre Hafez: gli Asad governano la Siria da trent'anni e le proteste di massa dei siriani, che chiedono le dimissioni del dittatore, vengono represse nel sangue in tutto il Paese, specialmente a Damasco e a Latika.

In marzo, la rivoluzione dilaga anche nel Bahrein e nello Yemen ma, se nel piccolo regno arabo la protesta viene immediatamente soffocata dai militari, nello Yemen si chiedono a gran voce le dimissioni di Allah Saleh. Saleh promette nuove elezioni e nuova Costituzione ma, nonostante diversi annunci di passare la mano, resta ancora saldamente alla guida del Paese, suscitando la rabbia e l'indignazione del popolo. 

In estate la situazione si fa ancora più testa in Libia: il 23 agosto l'esercito dei ribelli arriva a Tripoli e assalta il bunker di Gheddafi, che però è vuoto. Inizia così un lungo periodi di caccia all'uomo, che si concluderà soltanto due mesi più tardi, il 20 ottobre con l'uccisione a Sirte del Raìs. Il potere passa pienamente nelle mani del Consiglio Nazionale di Transizione, mentre la Nato dichiara il termine delle operazioni militari nel paese. 

In autunno torna grave la situazione in Egitto: in novembre i manifestanti occupano nuovamente piazza Tahrir, per protestate contro la giunta militare che non accenna a voler lasciare il potere. Il popolo vota il 28 novembre, e l'esito della prima consultazione del dopo Mubarak vede la vittoria dei Fratelli Musulmani, appartenenti al partito Libertà e Giustizia. Ma le proteste non accennano a fermarsi e il 16 dicembre 2011 - alla vigilia del primo anniversario della Primavera araba - il bilancio degli scontri del Cairo è pesantissimo: 10 morti e 300 feriti.

 

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