Notizia del dalla Redazione di Liquida
Warren Buffett alla conquista dell'editoria USA. E non solo
Il miliardario (talmente danaroso che la nuova tassa di Obama sui ricchi porta il suo nome) si sta silenziosamente costruendo un impero editoriale? A lanciare la domanda è il Wall Street Journal, ma i motivi per parlare di Buffett sono tanti
Warren Buffett è il terzo uomo più ricco del mondo. La sua è una figura controversa: l'immaginario statunitense sta ancora cercando di capire da che parte sta, e il miliardario passa dall'essere considerato un esempio morale a venire bollato come l'uomo più odiato d'America. Non che le due cose siano totalmente slegate: la nuova tassazione sugli statunitensi che guadagnano più di un milione di euro all'anno, particolarmente severa sui profitti derivati dagli investimenti, porta il suo nome. Il miliardario di Omaha è infatti uno dei maggiori sostenitori della Buffett Rule: è stato lui il primo a dire che in proporzione la sua segretaria paga più tasse e che ciò non è giusto. Se l'ammissione gli è valsa l'encomio morale di Barack Obama, lo ha anche portato a essere per l'appunto "l'uomo più odiato d'America", come titolava l'Huffington Post pochi giorni fa. Precisamente odiato da quell'1% di americani ricchissimi, che peraltro è odiato altrettanto intensamente da più o meno tutto il resto della Nazione ("We are the 99%" vi dice niente?).
Una cosa è certa, Buffett sa come vendersi: nel numero di aprile Forbes ha pubblicato un articolo nel quale lui stesso racconta come il suo impero sia partito con un "no" secco al suo eroe e datore di lavoro, Benjamin Graham, che voleva designarlo erede unico della sua società. Buffett aveva 25 anni: preferì girare i tacchi, abbandonare New York e tornare con moglie e figli alla sua città d'origine, Omaha, dove consigliando i parenti su dove investire iniziò la sua avventura a nove zeri.
Le ultime mosse del miliardario fanno pensare secondo il Wall Street Journal a un disegno ben preciso sul mondo dell'editoria americana: altrimenti secondo il quotidiano finanziario non si spiegherebbe perché un uomo che solo nel 2009 aveva bollato il mondo della stampa come un'industria "vetusta" e troppo "autocompiacente" stia facendo così tanto shopping nel settore. Nel 2009 già possedeva il Buffalo News, ma definiva il possesso di un quotidiano come "una scelta poco razionale". Nel frattempo però ha aggiunto al suo carnet il 21% delle azioni della società che edita il Washington Post (e fino a febbraio 2011 faceva parte del cda) e il quotidiano della sua città, l'Omaha World Herald, comprato per 200 milioni di dollari nel dicembre 2011). Ma la mossa più recente è quella più d'impatto: ora Buffett possiede anche il 4% delle azioni della Lee Enterprises Inc, società che pubblica 54 quotidiani e 300 settimanali in tutto America. cosa sta preparando "l'oracolo di Ohama" per il settore?