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Breivik, processo alla follia - Fotogallery
In meno di quattro ore Breivik provocò la morte di 77 persone. Venerdì è attesa la sentenza conclusiva del processo
© AFP
È prevista per venerdì 22 giugno la conclusione del processo a Anders Behring Breivik, il trentaduenne norvegese che il 22 luglio scorso fece esplodere una bomba nel quartiere dei palazzi ministeriali di Oslo, per poi dirigersi verso Utoya e sparare contro i giovani laburisti che partecipavano a un campeggio estivo organizzato dal partito. In meno di quattro ore Breivik si rese responsabile della morte di 77 persone.
Quel giorno, fu lo stesso Breivik che, dall’isola, chiamò la polizia per raccontare quello che stava facendo e fu sempre lui, dopo l'arresto, a fare luce sulla dinamica dell'attentato.
Anche in occasione del suo primo ingresso in aula, Breivik non ha mancato di sollevare un polverone di polemiche: si è presentato in aula in abito nero e non appena gli sono state tolte le manette ha fatto un saluto con un pugno.
Quello che poteva essere un procedimento penale "facile" (Breivik è reo confesso) in realtà si è andato via via complicando.
A partire dalla presentazione in aula della prima perizia psichiatrica che sosteneva che Breivik fosse affetto da una forma grave di schizofrenia paranoide e che, per questo motivo, era da considerarsi incapace di intendere e di volere e quindi non penalmente responsabile.
A confutare questa tesi è intervenuta una seconda perizia che è giunta a conclusioni diametralmente opposte: all'epoca dei fatti l'estremista di destra era pienamente responsabile delle sue azioni.
È infatti lo stesso imputato a definire "inventata" la perizia psichiatrica che stabiliva la sua incapacità mentale:
"La persona descritta nella perizia non sono io", ha commentato l'autore delle stragi di Oslo e Utoya
Breivik ha sostenuto, sin dall’inizio di avere piena coscienza del piano di morte che stava per mettere in atto e di aver deciso, consapevolmente, di portare avanti l’attacco. Più volte ha spiegato il suo gesto in tribunale sostenendo di essere stato mosso da motivazioni politiche.
Breivik si colloca in un contesto di estrema destra e ha sempre sostenuto di essere un combattente che si oppone all’islamizzazione dell’Europa e alla società multiculturale che si è venuta a creare in Norvegia a seguito delle politiche del partito laburista, una "giustificazione" che spiegherebbe anche la scelta delle vittime.
Nella sua ultima apparizioni in aula, Breivik ha sottolineato proprio questo ultimo aspetto e si è lamentato della poca attenzione e considerazione della sua sofferenza nel vedere il Paese scandinavo diventare una società multiculturale:
"Questo caso - ha dichiarato in aula - è relativo al futuro della Norvegia, al futuro dell'Europa, e sono questi i temi che bisognava affrontare. Per me è stata un'esperienza traumatica essere stigmatizzato come un islamofobo dalle vedute ristrette e come un estremista di destra".
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