La storia di Feng Jianmei aveva scosso il mondo: la donna era stata costretta ad abortire al settimo mese di gravidanza per conto delle autorità cinesi. Ora il marito della donna è scomparso, e si teme il peggio
Qualche settimana fa, la storia di Feng Jianmei aveva fatto indignare il mondo: la donna, che vive in un villaggio dello Shaanxi, stato della Cina centrale, era stata costretta ad abortire dalle autorità locali al settimo mese di gravidanza a causa della ben nota "politica del figlio unico" attuata in Cina. Feng e suo marito hanno già un bambino e non disponevano dei soldi necessari per pagare la tassa sul secondo figlio (circa 6.300 dollari). La donna era stata quindi portata in ospedale e sottoposta all'intervento contro la propria volontà: sul Web erano poi circolate alcune foto-shock che mostravano la donna su un letto di ospedale con accanto il feto esanime e ancora insanguinato, morto dopo una crudele agonia.
La vicenda di Feng aveva sollevato l'indignazione dell'Occidente e molte voci si erano levate contro la politica imposta dal governo di Pechino. Diverse associazioni per i diritti umani avevano anche spiegato che, purtroppo, in Cina i casi di aborto forzato come quelli di Feng sarebbero molto più comuni di quanto si pensi.
Ora però si teme anche per la vita del marito di Feng, Deng Jiyuan, scomparso da domenica senza lasciare tracce. Dopo il clamore suscitato dalla storia di Feng, la famiglia aveva subito una pesante ritorsione da parte dei propri concittadini, che avevano gridato al tradimento e che chiedevano per loro l'esilio dalla città. In una intervista prima di scomparire nel nulla, Deng aveva spiegato di essere costantemente seguito e minacciato sia dalle autorità locali che da veri e propri gruppi di teppisti e che anche al proprio fratello era stato brutalmente impedito di lasciare la città per recarsi a Pechino.
Il caso di Feng ha avuto pochissima risonanza in Cina e, per di più, i media cinesi che ne hanno parlato hanno presentato la vicenda come una faccenda di poco conto, descrivendo la donna come la "madre più viziata della città" e parlano della vicenda come di una "montatura della stampa estera", tanto più che l'ufficio del controllo delle nascite avrebbe "chiesto scusa a Feng", sollevando dal proprio incarico i funzionari che hanno ordinato l'aborto.
(Valentina Spotti)
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