In Niger cresce l'allarme per una grave carestia che diventa ogni giorno più preoccupante. E la mancanza di viveri ha anche un'altra terribile conseguenza: l'aumento incontrollato delle spose-bambine
In questi mesi il Niger è devastato da una grave crisi alimentare che diventa ogni giorno più preoccupante: la siccità e i conflitti in corso non fanno che peggiorare la situazione e il Paese è sprofondato in una drammatica carestia che sta colpendo milioni di persone. Secondo l'Unicef, il 63% dei nigerini vive in condizioni di povertà e la malnutrizione affligge un bambino su cinque.
Questa drammatica condizione obbliga pertanto moltissime famiglie a concedere in spose le proprie figlie ancora bambine, nel tentativo di allontanare lo spettro della fame e assicurare loro un certo benessere. I matrimoni tra minorenni in Niger sono ancora ampiamente tollerati, ma per le spose-bambine si tratta di una situazione di grande sofferenza, fisica e psicologica. Private della propria infanzia e adolescenza e costrette a ripetute gravidanze prima che il loro corpo sia fisiologicamente pronto, queste ragazzine soffrono vere e proprie violenze e vanno incontro a gravi problemi di salute che non vengono trattati con le opportune cure.
Il Washington Post racconta la storia di Balki Souley, data in sposa a 12 anni: ora ne ha 14 e ha perso il suo bambino dopo due giorni di travaglio. Il suo corpo era troppo fragile, indebolito dalla mancanza di cibo, e Balki ha rischiato di morire insieme al suo piccolo.
Il Niger ha il tasso più alto del mondo di matrimoni tra minorenni: una bambina su due si sposa prima dei 15 anni, qualcuna anche a 7. È uno degli effetti indiretti della carestia: per far sopravvivere l'intera famiglia, i genitori decidono di dare in spose le proprie figlie per incassare la dote e poter continuare a vivere.
Ma a 13 o 14 anni il corpo di una donna non è ancora pronto per una gravidanza, specialmente in condizioni di malnutrizione e senza adeguate cure mediche: così, come evidenziato anche dal recente rapporto di Save the Children, le ragazzine forzate a diventare madri soffrono di complicazioni dopo il parto, sviluppano fistole e fibromi che minano per sempre la loro salute e la possibilità di avere altre gravidanze in età adulta. Il numero di madri-bambine che muoiono di parto è cinque volte più alto di quello delle madri adulte e il 60% dei neonati nati dalle ragazzine muore durante il parto, come è successo a Balki, o nei mesi successivi.
Nonostante il governo nigerino scoraggi i matrimoni tra minorenni e concentri i propri sforzi per incoraggiare le famiglie dei villaggi più remoti a mandare a scuola le proprie figlie, i codici tribali dettano ancora legge, specialmente nelle aree rurali. Così migliaia di ragazzine vengono obbligate a lasciare gli studi e costrette a un matrimonio contro la loro volontà, forzate a lavorare per la nuova famiglia e a fare un figlio dietro l'altro. In Niger ogni donna ha in media 7 figli: il tasso di natalità più alto del mondo, ma il 5% dei bambini nati in questo Paese pesa alla nascita meno di 2,3 chilogrammi. A causa della carestia, questa percentuale è salita all'8%.
In molti casi, le bambine vengono considerate denaro contante, vendute per saldare un debito contratto con un'altra famiglia. Il prezzo di una sposa dodicenne più arrivare fino a 260 dollari: una cifra stellare per una famiglia del Niger. E le ragazzine non hanno scelta: come Balki, che appena si riprenderà dalla sua disastrosa gravidanza cercherà in tutti i modi di avere un altro bambino il più presto possibile per la paura di venire ripudiata dal marito e disonorata per sempre.
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