Hanno percorso 400 chilometri a piedi dal nord della Spagna e non si faranno dire no tanto facilmente: che i minatori riescano là dove il "popolo della Rete" ha fatto flop?
La marcia dei minatori spagnoli su Madrid ricorda nelle modalità quella intrapresa dagli indios lo scorso marzo verso Quito, contro la concessione governativa di una grande miniera a cielo aperto a una ditta cinese. Anche in quel caso - per un motivo speculare - ci fu la necessità di attraversare il Paese a piedi da un luogo remoto, per raggiungere quei poteri centrali che prendono decisioni dalle larghe ripercussioni. Questa volta lo scenario è l'occidentalissima Spagna, dove i sussidi al settore minerario sono stati tagliati di due terzi per far fronte alla grave crisi economica. La marcha negra dei minatori delle Asturie e della Castiglia è partita il 22 giugno e si conclude a Puerta del Sol, dove l'11 luglio chiederanno al governo di tornare sui suoi passi: dietro le cifre del ribasso (dai 301 milioni di euro dello scorso a 111) si cela per molti di loro la perdita del lavoro.
Il taglio dei sussidi si profilava fino a maggio in un orizzonte lontano: l'Unione Europea ne aveva imposto il taglio per il 2018, ma il governo spagnolo ha deciso un'accelerata che mette a rischio 8.000 posti in un settore che negli ultimi 20 anni ne ha persi già 40.000, a cui si vanno ad aggiungere altri 30.000 che dipendono dall'industria mineraria o ne sono beneficiati. Con la disoccupazione al 24% e quella giovanile al 52%, non è certo una buona notizia per le regioni nord-orientali del Paese.
Martedì sera, per una marcia notturna dalla Ciudad Universitaria a Puerta del Sol, ai 160 minatori che hanno percorso a piedi 400 chilometri si aggiungono altre centinaia di lavoratori che hanno raggiunto la capitale con 500 autobus. Ma la loro protesta è stata bene accolta anche dagli altri spagnoli, che come rileva El País hanno appoggiato la marcia interessandosi alla causa dei minatori e supportandoli con cibo, alloggi e soldi: "A sud di León la miniera e le sue problematiche sono poco conosciute, ma la verità è che tantissima gente ci sta spalleggiando" commenta stupito Pedro Castillejo, delegato del sindacato SOMA-UGT delle Asturie.
La lotta dei minatori è diventata per gli spagnoli un simbolo di ribellione contro i tagli provocati dalla crisi: "ma noi non vogliamo essere di esempio a nessuno, vogliamo solo che la gente prenda coscienza" dice in un'intervista a Publico Marcos Miranda, minatore del pozzo María Luisa e sindacalista del CCOO. A differenza dell'altro grande movimento spagnolo, il 15M, i minatori portano con sé la forza intere generazioni, una forza che già in passato ha dato una spinta all'intero Paese:
"Mio nonno era minatore, mio padre era minatore e io sono minatore, fa parte di casa nostra. Generazione dopo generazioni i valori si mantengono. Se chiede a mio figlio di 8 anni cosa vuole fare da grande ti dirà il minatore. E se gli chiede che cos'è un minatore le dirà che è il miglior lavoratore del mondo. Nel 1934 la rivoluzione nelle Asturie la iniziarono i minatori. Nel 1962 anche. Un vecchio slogan dice 'C'è una luce nelle Asturie che illumina la Spagna intera, perché ora si è alzata la zona mineraria".
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