Notizia del dalla Redazione di Liquida
Ecco come si finisce in prigione per un tweet
I giochi di potere dietro l'arresto dell'attivista del Bahrain Nabeel Rajab
Un tweet di troppo ha fatto scattare tre mesi di prigione per Nabeel Rajab, attivista che si batte per il rispetto dei diritti umani in Bahrain e ha perso il suo di libera espressione. Nello spazio di 140 caratteri accusava il primo ministro Khalifa bin Salman al Khalifah di aver pagato la folla festosa che lo ha accolto al suo arrivo nella città di Al Mahraq:
"Lascia stare gli abitanti di Al Mahraq, i suoi sceicchi e i suoi anziani. Tutti sanno che non sei popolare qui, e se non fosse stato per il bisogno di denaro, non sarebbero venuti a riceverti. Quando lascerai il potere?".
La reazione del ministro eletto senza il consenso del popolo nel 1971 non ha tardato ad arrivare con mezzi subdoli. Il principale capo d'accusa contro l'attivista è infatti che il suo tweet abbia diffamato la popolazione locale, la quale lo ha denunciato: secondo la ricostruzione di Storyful sia il Gulf Center for Human Rights che il Bahrain Center for Human Rights sostengono che la denuncia arrivi da persone molto vicine al potere. Tra di loro c'è Adel Falifel, l'ex responsabile della sicurezza nazionale che ha all'attivo accuse di "torture sugli attivisti politici" e mesi di minacce dirette a Rajab.
L'arresto dell'uomo è avvenuto lunedì, lo stesso giorno in cui avrebbe dovuto presenziare a una conferenza in Danimarca sulla lotta per la democrazia nei Paesi del Golfo: la sua sedia vuota è diventata un simbolo della situazione vigente nel Paese. La sua massa di follower su Twitter segue ora l'hashtag #FreeNabeel e ha sfondato quota 10.000 grazie al suo forte impegno, che lo aveva già portato in prigione lo scorso mese per aver "insultato il re del Bahrain e i suoi patrioti". Dal carcere centrale del Paese fa sapere all'esterno:
"Il regime vede la prigione come la fine di un'era di disturbi, mentre sia per me che per la gente il mio imprigionamento è l'inizio di un'importante era di lotte contro la tirannia".
(Marta Arniani)