Notizia del dalla Redazione di Liquida
L'Europa fa la fila per la fame
In Spagna è stata appena presentato il nuovo piano di aiuti alimentari alla popolazione, ma anche Paesi meno toccati dalla crisi come il Regno Unito fanno i conti con il problema
© Spencer Platt/Getty Images News
Sono necessità che viene spontaneo collegare a situazioni di guerra o a Paesi del terzo mondo, e invece tutto avviene in Europa. Nella vicinissima Spagna il Piano di aiuto alimentari varato grazie al sostegno economico della Commissione Europea, che ha stanziato 80,4 milioni di euro per l'occasione, porterà 67.000 tonnellate di alimenti basilari alla popolazione. A buona parte degli spagnoli manca proprio lo stretto indispensabile: in questa nuova tranche di aiuti presentata al Banco de Alimentos di Madrid oltre ai latticini e ai derivati dei cereali che già il governo provvedeva a distribuire, vanno ad aggiungersi verdure, olio di oliva, pesce in scatola, succhi, conserve di frutta e alimenti per bambini. Per capire le proporzioni degli aiuti basti pensare che le verdure distribuite costituiscono il 13% di tutta la produzione spagnola, e le 15.000 tonnellate di pasta e riso il 4% del consumo nazionale di questi prodotti.
Le istituzioni spagnole sono preoccupate dalle discussioni che un rinnovo degli aiuti per il periodo 2014-2020 sta provocando in seno alla Commissione Europea, ostacolato soprattutto da nazioni come l'Inghilterra, la Danimarca e la Germania. Eppure anche nel Regno Unito l'alimentazione di base sta diventando un problema sociale diffuso. Le banche del cibo si stanno diffondendo a macchia d'olio: la Trussell Trust, l'associazione cristiana più presente nel campo, nell'ultimo anno ha visto raddoppiare il numero di persone che si presentano alle sue distribuzioni di cibo. Chi si mette in fila ha perso i sussidi statali, è immigrato oppure ha visto cambiare il proprio status sociale per via della crisi. Questi ultimi rappresentano il 43% dei "clienti" della Trussell e intervistati dal Guardian concordano tutti su quanto sia umiliante non riuscire a mettere qualcosa nel piatto con i propri sforzi. I volontari cercano di essere i più imparziali possibile, esercitano un controllo serrato per fare in modo che nessuno se ne approfitti e far sì che chi ha particolari malattie riceva il cibo adeguato alla propria dieta, ma sottobanco serpeggia un certo moralismo nel giudicare in che modo una persona sia finita a far la fila da loro.
I tagli al welfare rendono anche difficile ottenere quelle erogazioni in denaro per le situazioni più disperate che una volta lo stato britannico elargiva senza grandi problemi: per una nazione abituata ad avere aiuti sociali a portata di mano e a indebitarsi con lo Stato quando non può permettersi un servizio (la maggior parte degli studenti per esempio frequenta l'università con un prestito statale che restituirà quando avrà un reddito), la crisi rappresenta un attacco alla mentalità comune molto sentito.
(Marta Arniani)